{"id":4908,"date":"2025-08-27T12:00:19","date_gmt":"2025-08-27T10:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/?p=4908"},"modified":"2025-08-27T12:05:07","modified_gmt":"2025-08-27T10:05:07","slug":"alluvioni-nelle-alpi-italiane-in-tempi-di-riscaldamento-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/2025\/08\/alluvioni-nelle-alpi-italiane-in-tempi-di-riscaldamento-globale\/","title":{"rendered":"<strong>Alluvioni nelle Alpi italiane in tempi di riscaldamento globale<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"is-vertical is-layout-flex wp-container-2 wp-block-group\">\n<div class=\"is-vertical is-layout-flex wp-container-1 wp-block-group\">\n<p>Le Alpi non sono solo un patrimonio naturale e culturale, ma anche una regione chiave per la sicurezza idrica ed energetica dell\u2019Italia. Qui si trovano oltre 200 grandi dighe, pari a circa il 40% del totale nazionale, oltre che una popolazione di milioni di persone. Capire come il riscaldamento globale pu\u00f2 modificare le piene nei bacini montani alpini significa aggiornare i criteri di sicurezza delle infrastrutture e pianificare meglio la prevenzione dei disastri. Un recente studio condotto da<a href=\"http:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/persone\/team-members\/giulia-evangelista\/\"> Giulia Evangelista<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/persone\/alumni\/irene-monforte\/\">Irene Monforte<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/persone\/team-members\/claps\/\">Pierluigi Claps<\/a> (<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0022169425013526?via%3Dihub\" target=\"_blank\">clicca qui per leggere l&#8217;articolo<\/a>) ha analizzato circa 200 bacini alpini italiani per capire come l\u2019aumento delle temperature possa modificare l\u2019intensit\u00e0 delle piene.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#0762e3\"><strong>Perch\u00e9 le Alpi sono cos\u00ec vulnerabili?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento delle temperature osservato negli ultimi decenni influisce inevitabilmente sui processi del ciclo dell\u2019acqua, favorendo la fusione nivo-glaciale ed influenzando in larga misura i tempi ed i volumi del deflusso superficiale. Inoltre, il riscaldamento globale agisce direttamente sulla modifica delle quote dello zero termico, innalzandole, e riducendo cos\u00ec la frequenza delle precipitazioni puramente nevose. Tali fenomeni concorrono ad incrementare le portate liquide che transitano nei fiumi, ponendo il problema della quantificazione di questo incremento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#0762e3\"><strong>Il modello <em>FloodAlp<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>FloodAlp<\/em> \u00e8 un modello sviluppato al Politecnico di Torino nel 2009 (<a href=\"https:\/\/agupubs.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/full\/10.1029\/2007WR006658\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">leggi l&#8217;articolo<\/a>) che determina la frequenza di superamento di portate di piena pericolose in funzione delle caratteristiche (anche e soprattutto altimetriche) dei bacini idrografici di interesse, oltre che delle precipitazioni estreme (Figura 1). Nello studio recentemente pubblicato, il modello \u00e8 stato migliorato nella rappresentazione della cosiddetta curva ipsometrica dei bacini, cio\u00e8 una curva che mostra la distribuzione delle aree del bacino in relazione all&#8217;altitudine. In altre parole, ci dice quanta parte del bacino si trova a diverse quote.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4910\" width=\"307\" height=\"326\" srcset=\"https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine1.png 520w, https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine1-282x300.png 282w, https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine1-141x150.png 141w, https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine1-400x425.png 400w\" sizes=\"(max-width: 307px) 100vw, 307px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><em>Figura 1. Rappresentazione di come un aumento della temperatura media possa modificare la curva di frequenza delle piene di un bacino idrografico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color\" style=\"color:#0762e3\"><strong>I risultati dello studio in sintesi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei bacini posti oltre i <strong>2000 metri di quota<\/strong>, un aumento di <strong>+2 \u00b0C<\/strong> pu\u00f2 far crescere le portate delle piene con periodo di ritorno di 10 e 100 anni rispettivamente fino al <strong>+18,5% e +21%<\/strong>. Con <strong>+4 \u00b0C<\/strong>, gli incrementi arrivano al <strong>+35% e +43%<\/strong>. Lo studio mostra per\u00f2 che <strong>non tutti i bacini alpini sono uguali<\/strong>: la loro vulnerabilit\u00e0 dipende non solo dalla quota media, ma anche da come le quote sono distribuite. \u00c8 emerso, infatti, che anche <strong>piccole variazioni nella forma della curva ipsometrica possono portare a differenze fino al 50% nell&#8217;aumento delle piene con un periodo di ritorno di 100 anni<\/strong>. Questo significa che due bacini apparentemente simili possono reagire in modo molto diverso ad uno stesso aumento di temperatura. I bacini con una maggiore percentuale di aree ad alta quota sono quelli pi\u00f9 esposti agli effetti del riscaldamento (Figura 2).<\/p>\n\n\n\n<p>Complessivamente, la regione pi\u00f9 sensibile risulta essere l\u2019<strong>arco alpino occidentale<\/strong>, dove la morfologia dei bacini \u00e8 pi\u00f9 varia e complessa.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4911\" width=\"280\" height=\"291\" srcset=\"https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine2.png 443w, https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine2-288x300.png 288w, https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine2-144x150.png 144w, https:\/\/www.idrologia.polito.it\/web2\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Immagine2-400x416.png 400w\" sizes=\"(max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><em>Figura 2. I bacini con pi\u00f9 aree in alta quota (curva ipsometrica in viola rispetto alla verde) risentono maggiormente dell\u2019aumento delle temperature sulle portate di piena, a parit\u00e0 di altre caratteristiche.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Questi risultati possono aiutare a capire dove intervenire prima per prevenire le alluvioni, considerando non solo le precipitazioni, ma anche l\u2019altitudine e la morfologia dei bacini montani. Sulle Alpi, le piogge intense di tarda primavera e dell\u2019estate stanno gi\u00e0 provocando danni sempre pi\u00f9 gravi. Adottare strategie di prevenzione mirate, seguendo le indicazioni di questo studio, pu\u00f2 contribuire a ridurre il rischio di perdite catastrofiche nelle zone pi\u00f9 vulnerabili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\n<p>Le Alpi non sono solo un patrimonio naturale e culturale, ma anche una regione chiave per la sicurezza idrica ed energetica dell\u2019Italia. Qui si trovano oltre 200 grandi dighe, pari a circa il 40% del totale nazionale, oltre che una popolazione di milioni di persone. 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